USA: wifi gratuito per tutti

Una rete wifi, che copre tutto il territorio nazionale, e soprattutto gratuita.
Un progetto che fino a pochi anni fa si sarebbe potuto concepire solo in un film di fantascienza, ma che probabilmente si concretizzerà nei prossimi anni.
Il progetto è stato avanzato negli Stati Uniti dalla FCC (Federal Communication Commission), e prevede la diffusione di una rete colossale che connetta tutta la federazione. Una rete che tra l’altro sarebbe più performante di quelle attuali.

L’ala democratica e alcuni grandi nomi dell’alta tecnologia (Google, Microsoft) sono d’accordo; l’ala repubblicana – ovviamente – contro, così come gli operatori privati.
Comprensibile: fallirebbero tutti, o meglio, verrebbero nazionalizzati.

La realizzazione del progetto è ovviamente più che ambiziosa, in quanto comporterebbe l’installazione di milioni di hot-spot su tutto il territorio nazionale. Ma pensiamo un secondo a cosa avverrebbe se internet fosse disponibile dappertutto, in ogni momento e gratis.

L’informazione ci permeerebbe ancora pi che adesso.
L’internet degli oggetti, profetizzato da vari anni si potrebbe realizzare: ogni oggetto dotato di una connessione potrebbe comunicare con gli altri. Le automobili, i locali, i cellulari.
Internet sta smettendo di essere un lusso: sta diventando una parte integrante delle nostre vite. Trovare un lavoro senza internet diventa sempre più difficile, studiare all’università senza internet è pressoché impossibile, ecc.

Per quanto riguarda il giornalismo, sia il citizen journalism, sia il giornalismo digitale nel suo complesso ne beneficerebbero.

Dell’importanza del Responsive Design

Partiamo da una costatazione: il design, nel contesto del giornalismo, non ricopre una funzione esclusivamente estetica, non è un mero abbellimento.
Certo, il design aggiunge valore al prodotto, lo rende più desiderabile, ma svolge una funzione ancora più essenziale: il design materializza le informazione, conferisce una forma ad un servizio (il giornalismo), è l’architettura dell’informazione. 

Il giornalismo digitale deve affrontare numerose sfide legate al design.
Come fare in modo che l’esperienza di un sito internet (magari di un giornale online) sia ugualmente soddisfacente su uno schermo da 20 pollici, su uno smartphone da 4 pollici, su un tablet da 10 pollici, e magari su una smart tv da 40 pollici?
L’ecosistema digitale è popolato da schermi di grandezza estremamente variabile, e la sfida non è semplice.
L’importanza del mobile, poi,  capitale: come lo afferma Fiona Spruill, editor per le piattaforme emergenti al The New York Times, “Nei prossimi 12-18 mesi, molte compagnie di notizie supereranno la soglia del 50% di  accessi effettuati tramite telefono o tablet”

La risposta a questa sfida esiste e ha un nome: responsive design.
Si tratta di disegnare un sito internet attraverso una tecnica che “permette  che le pagine adattino automaticamente il layout per fornire una visualizzazione ottimale in funzione dell’ambiente nei quali vengono visualizzati” (wikipedia).

Sono tuttavia ancora numerosi i siti internet che non adoperano questa tecnologia, e risultano illeggibili su un device di piccole dimensioni. Molti giornali ancora stentano a riprendersi dalla rivoluzione del web, e esitano ad adattarsi alla nuova rivoluzione, la rivoluzione del mobile. Ben presto, tuttavia, quando le predizioni di Fiona Spruill si realizzeranno, sono certo che assisteremo ad un rinnovo del design dei siti dei giornali.

Vine, un nuovo strumento giornalistico?

Vine, video da 6 secondi
Vine
, la declinazione video di Twitter, ha entusiasmato migliaia di internauti dal giorno del suo lancio. Più di 100.000 mini-video sono stati condivisi via l’uccellino lo scorso weekend.

Per chi non lo sapesse, Vine propone ai suoi utenti di girare un piccolo video di 6 secondi, non di più. “Proprio come i tweets, la brevità dei video su Vine porta alla creatività”, spiegava Michael Sippey, vice-presidente di Twitter, sul suo blog.

Vine e il giornalismo
Gli ultimi anni sono stati un vero e proprio terremoto per il giornalismo, scosso dalle numerosissime innovazioni legate al mondo del digitale. I professionisti dell’informazione iniziano già a chiedersi se Vine sia un possibile vettore efficace di informazioni. In effetti, proprio come in Twitter, la brevità non dovrebbe essere un limite: numerosi giornalisti cinguettano ogni giorno, creando un giornalismo innovativo.

Il primo febbraio, d’altronde, una giornalista ha utilizzato questo nuovo strumento marchiato Twitter per documentare l’attentato all’ambasciata americana in Turchia.

Ma è possibile trasmettere una quantità sufficiente di informazioni in 6 secondi?
Mark Blank-Settle, della the BBC Academy College of Journalism, non è d’accordo: ha affermato su Twitter che Vine non è uno strumento giornalistico valido perchè “duration, sound and focussing issues limited any real news impact.”

Tuttavia le voci sono discordanti: a “The Atlantic Wire” pubblicano un articolo in cui si mostrano entusiasti delle potenzialità offerte dall’app, che, proprio come Instagram nel caso dell’uragano Sandy, potrebbe dare un forte impulso al citizen journalism.

Applecrazia

L’arena
L’ecosistema dei dispositivi portatili ha visto fin’ora due specie trionfare sulle altre: Apple e Android. La lotta per la conquista degli smartphones e dei tablet è ancora aperta, ed è stata recentemente arricchita dall’ingresso di nuovi concorrenti: Windows 8, con il suo Windows Surface, si parla di un futuro sistema Firefox e un altro sistema Ubuntu.

Applecrazia
Nel mondo dell’editoria digitale, tuttavia, Apple detiene un monopolio pressoché totale.
Numerosi giornali digitali estremamente promettenti e interessanti, come Vita Nòva del Sole 24 Ore , Wired Magazine, Katachi Magazine, sono disponibili in esclusiva per gli utenti della Mela.
Perché?
E’ quel che ho chiesto a Katachi Magazine tramite Facebook, e ho ottenuto delle risposte interessanti.

I mille volti di Android
Secondo gli editori, in effetti, Android è certamente un sistema operativo molto potente e interessante, ma un vero e proprio incubo per un designer di magazine digitali. Ciò deriva dalla sostanziale differenza fra Android e Apple: mentre quest’ultimo è un sistema chiuso, e dunque controllabile e regolabile, il robottino presenta migliaia di declinazioni diverse.
Risoluzioni, dimensioni dello schermo, versioni del prodotto …
Un semplice confronto delle due immagini seguenti, tratte della studio effettuato da Opensignal è altamente esemplificativo.

Dimensioni degli schermi Android

Dimensioni degli schermi Apple

Come superare allora questa Applecrazia?
I designer e i programmatori di Wired Magazine e Vita Nova affermano di essere al lavoro in ricerca di una soluzione, eppure il problema è già stato sollevato da più di un anno …

Youtube a pagamento, perché no?

Internet come l’abbiamo sempre conosciuto è un media gratuito. Wikipedia, l’enciclopedia libera e collaborativa che offre una quantità enorme di informazioni, è gratis; Facebook, il social network che conta ormai più di un miliardo di utilizzatori attivi al mese, è gratis; Youtube, un colossale archivio di video, è gratis … Il panorama attuale resterà invariato?

Innanzitutto bisogna chiarire che Facebook e Youtube (discorso diverso per Wikipedia) non sono esattamente gratuiti: la pubblicità li finanzia, e la “materia prima” viene fornita da noi utenti – è la filosofia del 2.0, dello User Generated Content.

Youtube ha comunque annunciato oggi che sta considerando la possibilità di istituire degli account premium (si parla di un prezzo da 1 a 5 € al mese), che permetterebbero di accedere ad alcuni contenuti “privilegiati”.
Ovviamente la Rete ha cominciato a esprimere il proprio disappunto su blog e social media. Ma perché pagare per un servizio come Youtube dovrebbe essere un male?

Certo, sono d’accordo che la gratuità di internet lo renda un media fruibile da tutti, a prescindere dalla loro condizione finanziaria (anche se, ripeto, bisogna pagare la linea), ma allo stesso tempo non trovo scandaloso il fatto di dover pagare per un contenuto di alta qualità su internet.

Lo stesso discorso si può fare riguardo ai giornali online: perché la gente non è disposta a pagare per delle informazioni di qualità, visualizzate su un sito ben strutturato, ricco di design, di contenuti, di servizi?
Servizi, questa è la parola chiave: i fruitori di contenuti online, molto spesso, non percepiscono i giornali come dei servizi, ma come dei prodotti, dei prodotti la cui componente fisica è essenziale.
Eppure si è disposti a pagare per un gran numero di beni immateriali: pensiamo ad una maglietta che costa 50 €: la materia prima, in sé, non vale più di 3€!
Perché allora non pagare per un buon giornale, per un archivio mondiale di video, per un servizio efficiente?

Perché internet, per come è stato usato fin’ora, è un media dell’abbondanza, dove tutto è gratis, e dove ciò che non lo è è nella maggior parte dei casi ottenibile illegalmente.
Credo che il sistema cambierà: la pubblicità da sola non basta alle aziende, che cercano profitti più elevati. Qualcosa cambierà, e il pubblico, ormai dipendente da vari servizi di Internet, si dovrà adattare …

CES: schermi flessibili, sfide e opportunità

Come ogni anno il CES ci ha fatto guardare avanti di un anno, mostrandoci le tendenze che la tecnologia seguirà nei prossimi mesi.
Un’innovazione estremamente interessante è costituita dagli schermi flessibili marchiati Samsung, battezzati Youm. Si tratta di uno schermo OLED (organic light-emitting diod), che, in parole povere, emette luce propria: non ha bisogno di retroilluminazione e per questo lo schermo può essere sottilissimo.

Perchè parlare di prototipi in un blog di giornalismo?
La risposta è molto semplice: il giornalismo è pesantemente influenzato dalla tecnologia. Dall’invenzione della stampa all’avvento della radio, dalla televisione a internet, il modo di trasmettere le notizie ha sempre sfruttato queste rivoluzioni.

L’ultima, citata numerose volte in questo blog, è costituita dal mobile: smartphone e tablet.
La tecnologia OLED è estremamente interessante, in quanto gli schermi diventano pressoché indistruttibili. In questo modo i dispositivi mobili possono diventare degli oggetti più “quotidiani”, meno “implicanti” (se mi cade il giornale per terra non mi preoccupo, se mi cade l’Ipad, che costa 700 euro, e che rischia di rompersi …).
Inoltre Samsung ipotizza dei device ibridi tablet/smartphone, che si ripiegano. In questo modo il tablet, che non è esattamente portatile, si potrà sistemare in tasca.
Tutte queste tecnologie portano ad una naturalizzazione, ad una quotidianizzazione della tecnologia portatile, il che, a mio avviso, la renderà sempre più atta ad essere un veicolo di informazioni.

The Daily, il primo giornale concepito per tablet, muore

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Una corta avventura
Nato nel febbraio del 2011, The Daily, primo giornale concepito per il tablet, muore, dopo nemmeno due anni di vita. Il 15 dicembre verrà messa online l’ultima copia.
Il giornale della News Corporation, gruppo di Rupert Murdoch, non ce l’ha fatta, poiché non è riuscito a sedurre un numero sufficiente di persone, malgrado le idee innovative e il design accattivante.
Le voci di corridoio lo davano per spacciato già da qualche tempo; le elezioni americane costituivano il test definitivo per il giornale digitale, che evidentemente non ha raccolto un’audience sufficiente.

I motivi del crollo
Possiamo ipotizzare che The Daily fosse in anticipo sui tempi: sebbene le vendite dei tablet seguano una curva costantemente crescente, tuttavia il numero di possessori di questi dispositivi disposti a pagar per un contenuto esclusivamente digitale è ancora basso. The Daily proponeva degli abbonamenti mensili o annuali a prezzi estremamente bassi se paragonati a quelli dei giornali cartacei: 39.99 euro all’anno per Android e Ipad (per fare un esempio, il Corriere chiede 179.99 euro all’anno per un’abbonamento su Ipad che non consiste in altro che in una versione PDF del giornale).
L’idea che l’informazione abbia un prezzo è ancora difficilmente accettata, soprattutto poiché l’informazione gratuita è abbondante sul web.
I tempi forse non erano maturi; i prossimi anni ci daranno una risposta.